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Azienda usl n° 2 - URBINO

 

 

Di seguito viene riportata una dettagliata descrizione delle varie procedure endoscopiche e gastroenterologiche.
(F.C. Febbraio 2001)

ENDOSCOPIA DIAGNOSTICA ENDOSCOPIA OPERATIVA
EGDS (Esofago-gastro-duodenoscopia) Polipectomia (gastrica e colorettale)
ERCP (Colangio pancreatografia retrograda endoscopica) Dilatazioni meccaniche e pneumatiche
Cateterismo della papilla minor Posizionamento di protesi (in plastica e autoespandibili)
Digiuno-ileoscopia Estrazione di corpi estranei
Rettosigmoidoscopia con strumento flessibile Scleroterapia delle varici esofago-gastriche
Colonscopia (parziale, totale, con ileoscopia retrograda) Legatura (con elastici) di varici esofagee
  Legatura (con elastici) di varici ano-rettali
ENDOSCOPIA OPERATIVA DELLE VIE BILIARI E PANCREATICHE Emostasi delle emorragie non varicose (con metodo iniettivo - mediante coagulazione diatermica - con sonde termiche - con clips metalliche)
Coledocoscopia transduodenale (Mother-baby) Posizionamento di sondino naso-gastrico
Colangioscopia percutanea Posizionamento endoscopico di sonda decompressiva
Sfinterotomia (papilla major e minor) Tatuaggio o posizionamento di clips per localizzazione di lesioni
Estrazione di calcoli Necrolisi chimica di lesioni neoplastiche
Litotrissia meccanica endoluminale P.E.G. (Gastrostomia percutanea per via endoscopica)
Litotrissia endoluminale con onde d'urto Posizionamento o sostituzione di bottone gastrostomico
Drenaggio naso-biliare o naso-pancreatico  
Dilatazione delle vie biliari o pancreatiche ALTRE INDAGINI
Posizionamento di protesi biliari o pancreatiche di plastica Laparoscopia
Posizionamento di protesi biliari autoespandibili Ecografia addome superiore
Drenaggio di cisti pancreatiche pH-Metria delle 24 ore
Posizionamento di sonda per brachiradioterapia endocavitaria Manometria esofagea
  Manometria ano-rettale e del colon
  Litotrissia extracorporea
  Ecoendoscopia
  Breath test
   

 
 
 

 

EGDS (Esofago-Gastro-Duodenoscopia).
L'endoscopia del tratto digestivo superiore viene eseguita con strumenti flessibili (endoscopi a fibre ottiche o videoendoscopi) che consentono uno studio particolarmente accurato dell'esofago, stomaco e duodeno. Gli endoscopi sono provvisti di canale operativo attraverso il quale è possibile far passare degli accessori (pinze, anse, ecc.) per  effettuare biopsie per analisi cito-istologiche e vari interventi terapeutici (emostasi di lesioni sanguinanti; polipectomia; asportazione di corpi estranei; ecc.). L'indagine viene eseguita in regime ambulatoriale ed è necessario che il paziente sia a digiuno da almeno 6 ore. Per particolari patologie (acalasia esofagea; difficoltà di svuotamento gastrico, ecc.) bisognerà attenersi alle indicazioni del medico endoscopista.
Indicazioni.  Le principali indicazioni sono le seguenti: sospetto clinico o radiologico di neoplasie, emorragia digestiva alta o anemia sideropenica, ulcera gastrica e duodenale, disfagia, controllo dello stomaco operato o dopo ingestione di caustici, controllo di condizioni precancerose (acalasia, atrofia mucosa gastrica, esofago di Barrett, ecc.).
Le Complicanze per l'endoscopia diagnostica sono rare: le più gravi sono la perforazione (0,033-0,1%), l'emorragia (0,03%), la broncoaspirazione (0,08%), la batteriemia transitoria (5%). Non vi sono evidenze della trasmissione di epatite B o della sindrome da immunodeficenza acquisita (AIDS) mediante endoscopi che siano stati correttamente detersi.



ERCP (Endoscopic Retrograde Cholangio Pancreatography/Colangio-pancreatografia retrograda endoscopica).
L'ERCP consente di evidenziare radiologicamente  le vie bilio-pancreatiche (coledoco, colecisti, dotto epatico comune, dotti intraepatici e sistema duttale pancreatico) e di effettuare delle misure terapeutiche, come l'estrazione dei calcoli o il drenaggio della bile in caso di itteri ostruttivi (benigni e/o maligni). Viene eseguita con un endoscopio a visione laterale, con il quale si raggiunge la papilla di Vater (sbocco in duodeno delle vie bilio-pancreatiche) che viene incannulata con appositi cateteri, attraverso i quali si inietta il mezzo di contrasto per eseguire dei radiogrammi. Altri cateteri appositi consentiranno le manovre terapeutiche.
Indicazioni: ittero ostruttivo, valutazione di sospetta malattia delle vie biliari intra o extraepatiche; valutazione del paziente con sospetto carcinoma del pancreas; valutazione della pancreatite ricorrente di eziologia sconosciuta; studio dell'anatomia del pancreas e del suo sistema duttale preliminare ad un intervento (chirurgico, radiologico o endoscopico) per pancreatite cronica, sospetto trauma del pancreas, pseudocisti o altre malattie biliopancreatiche. Le complicanze più frequenti sono la pancreatite, l’infezione delle vie biliari, l’emorragia della papilla e la perforazione dell’intestino, che sono rare (meno dell’1%) quando la procedura venga fatta solo per la diagnosi; sono invece  un po' più frequenti quando l’ERCP ha anche fine terapeutico (taglio della papilla con estrazione di calcoli, dilatazione di un restringimento con eventuale posizionamento di un’endoprotesi).



Cateterismo papilla minor. Indicato nella diagnosi di pancreas divisum, consiste nel raggiungere la papilla minor, sbocco del dotto pancreatico accessorio e nell'eseguire una contrastografia. Viene utilizzato l'endoscopio a visione laterale (come per la classica ERCP per incannulare la papilla  di Vater).



Digiuno ileoscopia (o Enteroscopia).  Studia il piccolo intestino introducendo un lungo strumento flessibile (250 cm) attraverso il cavo orale. Viene eseguita sotto controllo radiologico e consente anche l'attuazione di manovre terapeutiche (emostasi lesioni sanguinananti, polipectomia).
Indicazioni: tumori del piccolo intestino, sanguinamento digestivo occulto (con gastroscopia e colonscopia negative), malassorbimento, morbo di Crohn, morbo di Whipple.



Rettosigmoidoscopia con endoscopio flessibile. Studia il retto ed il sigma introducendo per via anale uno strumento flessibile e viene eseguita in regime ambulatoriale. Consente anche l'attuazione di biopsie per analisi cito-istologiche e manovre terapeutiche quali la polipectomia.
Indicazioni: rettorragie ed emorragie basse, alterazioni dell'alvo, diarree prolungate, presenza di sangue occulto nelle feci, diagnosi e controllo delle malattie infiammatorie croniche intestinali, sospetto di neoplasia colorettale, controllo nei pazienti operati di neoplasie colorettali, polipectomia del retto-sigma e relativo follow-up.
Complicanze: è una procedura sicura, eccezionalmente si possono verificare delle complicanze quali la perforazione o l'emorragia. La loro incidenza è bassa (inferiore a un caso su 1000) e soprattutto correlata alla presenza di gravi patologie.



Colonscopia (parziale, totale, + eventuale ileoscopia retrograda). La colonscopia consente lo studio completo del grosso intestino (retto, sigma, colon discendente, colon trasverso,  colon ascendente e cieco) introducendo per via anale uno strumento flessibile (fibroscopio o videoendoscopio) che, rispetto al gastroscopio è più lungo, ha un canale operativo di maggior diametro ed è modificato per consentire una maggiore risposta alle torsioni.  Viene eseguita in regime ambulatoriale e dopo accurata toilette intestinale.
Indicazioni:  anomalie al clisma opaco che necessitano di ulteriore valutazione; emorragia digestiva distale; positività della ricerca del sangue occulto nelle feci e/o anemia sideropenica inspiegata; malattie infiammatorie dell'intestino, coliti ischemiche o da raggi quando è necessaria una corretta determinazione delle caratteristiche ed estensione della malattia, come in previsione di un intervento; valutazione pre e post-operatoria dei pazienti con carcinoma del colon; screening delle neoplasie coliche in pazienti ad alto rischio.
E' possibile effettuare biopsie per analisi cito-istologiche e manovre terapeutiche (polipectomia, coagulazione di lesioni sanguinanti, dilatazioni di stenosi, rimozione di corpi estranei, decompressione di un colon disteso atonico, ecc.).
 Complicanze. Sono rare (perforazione ed emorragia) in caso di colonscopia diagnostica, mentre sono relativamente più frequenti (in circa l'1% dei casi) in seguito a polipectomia.
Ileoscopia retrograda. Con il colonscopio è possibile superare la valvola ileo-ciecale ed esplorare l'ultimo tratto dell'ileo (morbo di Crohn, sanguinamento digestivo occulto).



Polipectomia (gastrica e colica). Il polipo è una massa di tessuto neoformato ben circoscritto che si eleva al di sopra della mucosa dalla quale prende origine. E' formato da una testa che può essere unica o multipla e da un peduncolo che lo congiunge alla parete gastrica o intestinale (polipo peduncolato) o esserne privo (polipo sessile). Le dimensioni dei polipi possono variare da 1 a 4-5 cm, ma di norma sono fra 1 e 2 cm. L'endoscopia è la metodica più indicata per asportare la formazione e consentire una studio istopatologio completo. Tale manovra terapeutica si avvale di un'ansa diatermica che, a guisa di un cappio, stringe la base del polipo e lo seziona grazie al passaggio di una corrente di coagulazione.   Il polipo viene quindi recuperato ed inviato per l'esame istologico.
Complicanze: la polipectomia non è una procedura pericolosa, si tratta comunque di un vero e proprio intervento chirurgico  e come tale comporta dei rischi . Le complicanze avvengono in circa l'1% dei casi e consistono nell'emorragia e nella perforazione. Una complicanza riferita alla polipectomia colica è la cosiddetta Necrosi trans-murale  o "sindrome coagulativa del colon" che si verifica in circa l'1% degli interventi .Consiste in una infiammazione peritoneale, determinata dalla coagulazione, senza perforazione. Il paziente presenta segni peritoneali localizzati, dolori addominale, febbre, leucocitosi entro le prime 24 ore. Generalmente la chirurgia non è necessaria, ma è sufficiente tenere il paziente sotto osservazione per 1-2 giorni a digiuno e somministrando antibiotici e fluidi per via endovenosa.



Dilatazione meccanica e pneumatica (esofagea, gastrica e colica).  Sono indicate per il trattamento di tutte le stenosi (benigne e maligne) del tratto digestivo (alto e basso). L'esame viene generalmente eseguito con una blanda sedazione e talvolta è necessario l'ausilio radiologico. Le dilatazioni possono essere meccaniche, eseguite con sonde rigide in materiale plastico (Savary, Celestin) o metallico (Eder-Puestow), che vengono fatte passare su un filo guida, o pneumatiche, mediante palloncini che possono venir utilizzati sotto controllo endoscopico (TTS) o fatti scorrere lungo un filo guida (OTW-Rigiflex per acalasia). I dilatatori pneumatici possono essere insufflati con aria oppure si può utilizzare acqua mista a mezzo di contrasto.
 Le dilatazioni (soprattutto in esofago) rappresentano anche la fase preparatoria ad un successivo posizionamento di un'endoprotesi o della fotocoagulazione laser.  Controindicazioni alla dilatazione sono la grave insufficienza respiratoria, da infiltrazione tracheo-bronchiale della malattia, e la sindrome mediastinica. Le più frequenti complixanze sono la perforazione, l'emorragia e la batteriemia. L'incidenza globale non supera l'1-2%.



Posizionamento di protesi esofagee (in plastica o espandibile). In presenza di neoplasie stenosanti il lume esofageo non suscettibili di terapia chirurgica è possibile un  trattamento palliativo endoscopico con il posizionamento di una protesi. L'intubazione protesica consente non solo l'alimentazione orale, ma nello stesso tempo elimina anche il rischio dell'aspirazione del cibo.
Le protesi possono essere in plastica semirigida o in materiale metallico autoespandibile. La condizione ideale per l'inserzione di una protesi di plastica è la presenza di uninfiltrazione  in modo che il tubo protesico venga mantenuto in sede grazie al sostegno del tessuto neoplastico. Il tratto stenotico dovrà essere preliminarmente dilatato fino ad un diametro corrispondente a quello del tratto cilindrico della protesi. La fistola esofago-tracheale costituisce un'altra ottima indicazione all'intubazione protesica. Controindicazione alla protesizzazione è costituita dalla presenza di un'ostruzione tracheo-bronchiale concomitante che potrebbe peggiorare dopo l'inserimento della protesi esofagea. Tale ostacolo potrebbe essere superato dal posizionamento contemporaneo di un'endoprotesi a livello del restringimento tracheo-bronchiale.
In presenza di stenosi tortuose e particolarmente serrate può risultare difficile (e con alto rischio di perforazione) eseguire un'adeguata dilatazione per cui la protesi tradizionale non è indicata. In tali circostanze si può ricorrere alle più recenti protesi metalliche autoespandibili che richiedono solo una blanda dilatazione. Tali protesi (ne esistono di diversi modelli) si adattano facilmente al lume ed, una volta posizionate, raggiungono il loro massimo diametro nel giro di 1-2 giorni. Le protesi metalliche offrono, quindi, indubbi vantaggi rispetto a quelle tradizionali. Unici inconvenienti sono l'alto costo e l'impossibilità di rimuoverle in caso di necessità.



Estrazioni di corpi estranei. L’ingestione di corpi estranei, sia essa accidentale o voluta, è un’evento molto frequente, più di quanto si possa pensare, con un’incidenza stimata di 120 casi su 1 milione di individui. Fortunatamente l’80-90% di questi passa spontaneamente e viene espulso con le feci, mentre nel 10-20% dei casi è necessario l’intervento medico, e solo nell’1% circa dei casi è di pertinenza chirurgico.  L’incidenza delle complicanze è varia  con una percentuale prossima allo 0 (0.08%), ma che tuttavia può raggiungere il 35% nel caso di corpi estranei vulneranti. In nodo cruciale per il clinico è differenziare i c.e. che devono essere immediatamente rimossi da quelli che invece richiedono una semplice osservazione. Mediante l'esecuzione di un'endoscopia è possibile eseguire l'asportazione di corpi estranei a livello del tratto digestivo superiore (esofago, stomaco e bulbo duodenale) o inferiore (colon e retto) con l'ausilio di appositi accessori (pinza, tripode, cestello di Dormia o ansa). Tale procedura viene eseguita sotto blanda sedazione per facilitare le manovre di recupero del corpo estraneo.



Scleroterapia delle varici esofago-gastriche. La scleroterapia è considerata ormai il metodo di scelta per il controllo del sanguinamento in atto e per il trattamento delle varici che causano emorragia ricorrente.
La sclerosi delle varici esofagee viene attuata mediante un apposito ago, introdotto nel canale operatore dell'endoscopio, con il quale si inietta una sostanza sclerosante a livello peri e intravaricoso. Tale sostanza determina una reazione reattivo-infiammatoria  che porta all'obliterazione dei cordoni varicosi, in genere, dopo un ciclo di due-tre trattamenti.
L'emorragia da rottura delle varici del fondo gastrico è in genere di maggiore entità e la scleroterapia non è di aiuto. In tali circostanze si ricorre  all'iniezione intravaricosa di una sostanza polimerizzante che occlude la varice istantaneamente.
Complicanze: stenosi post scleroterapia, ulcere post-sclerosi, perforazione esofagea.



Legatura (con elastici) di varici esofagee. Negli ultimi anni, per il trattamento delle varici esofagee sanguinanti o che causano emorragia ricorrente, si è diffusa la tecnica della legatura con elastici di gomma delle varici esofagee basata sul posizionamento di multipli elastici a livello dei cordoni varicosi che determinano, nel giro di alcuni giorni, una necrosi e successiva sclerosi del vaso. Il primo applicatore (strumento di Stigmann-Goff) consentiva l'applicazione di un singolo elastico per volta (per cui bisognava ritirare l'endoscopio e ricaricarlo). Attualmente esistono i multipli applicatori, già pre-caricati con 5-6 lacci, che hanno reso ancora più semplice la metodica. La legatura con anelli elastici è gravata da una bassa incidenza di complicanze rispetto alla scleroterapia.



Legatura con elastici di varici ano-rettali.  La metodica di recente introduzione, si basa sugli stessi principi della legatura delle varici esofagee. E' una procedura ambulatoriale per il trattamento delle emorroidi che non necessita di sedazione.



Emostasi endoscopica (delle emorragie non varicose). Le principali cause di emorragia del tratto gastrointestinale superiore sono rappresenatate da: ulcere o erosioni gastriche, ulcera anastomotica, ulcera o erosioni duodenali, sindrome di Mallory-Weiss (lacerazione mucosa esofagea), esofagite, tumori, ulcere di Dieulafoy (erosione di un vaso senza ulcera visibile), angiodisplasie (malformazione vascolare). Il trattamento d'elezione di tali emorragie è rappresentato dalle diverse metodiche di emostasi endoscopica. Tutti i dispositivi utilizzati passano facilmente attraverso il canale operativo degli endoscopi ed il trattamento è efficace nell'arrestare episodi acuti di sanguinamento fino al 90% dei casi. L'efficacia si riduce quando si è in presenza di grossi vasi, la lesione è relativamente inaccessibile o è presente un disordine coagulativo.
Emostasi con metodo iniettivo. La terapia iniettiva è la tecnica di emostasi più diffusa in quanto si dimostra efficace al pare degli altri metodi, ma è più semplice e di minor costo. L'ago utilizzato è analogo a quello impiegato per la scleroterapia delle varici. Sono utilizzate diverse sostanze per l'iniezione: adrenalina diluita (che ha un effetto di vasocostrizione), polidocanolo, morruato di sodio, alcool assoluto (che determinano infiammazione acuta del vaso, formazione di coagulo e cicatrizzazione). Inizialmente l'iniezione provoca la cessazione del sanguinamento per un effetto pressorio e successivamente si aggiunnge l'azione della sostanza iniettata.
Emostasi mediante sonde diatermiche. Ci si riferisce all'elettrocoagulazione monopolare ed a quella bi/multipolare. L'ettrocoagulazione monopolare  fa ricorso all'erogazione di energia elettrica ad alta frequenza a partire da un elettrodo, attraverso il tessuto, fino ad un altro elettrodo collegato al corpo del paziente. Tale metodo di emostasi oggi è poco utilizzata in quanto per ottenere la coagulazione del vaso è necessario un forte contatto diretto della sonda con il tessuto e la profondità del danno termico è di difficile regolazione. Con l'elettrocoagulazione bi/multipolare, invece,  la potenzialità del danno tissutale viene ridotta in quanto gli elettrodi sono localizzati all'interno della sonda.
Emostasi con sonda termica. Con tale sonde il termocauterio a calore diretto trasferisce energia al tessuto attraverso la conduzione termica. L'energia prodotta da una resistenza miniaturizzata viene regolara da un termometro collocato nel terminale che regola, mediante feedback, una sorgente computerizzata di energia. Il grado di danno tissutale viene limitato in quanto il trasferimento di energia avviene in maniera controllata ed a temperatura relativamente bassa (250°).
Complicanze. Le principali complicanze solo l'induzione o l'aggravamento del sanguinamento, l'ulcera e la perforazione. La percentuale di successi e di complicanze è strettamente legata più all'esperianza dell'operatore che dal metodo adoperato.
Emostasi con clips metalliche. Con le tecniche endoscopiche può essere ottenuta l'emostasi immediata in circa il 90% dei pazienti. Nel caso di emorragie arteriose possono presentarsi recidive precoci fino nel 25% dei casi. E' importante, quindi, in tali situazioni cercare di ottenere un'emostasi definitiva, che sarà determinate sulla prognosi. Nell'emorragia arteriosa, e in particolar modo in presenza di un vaso visibile,  l'applicazione di clips metalliche consente di ottenere un risultato più sicuro. Il metodo non provoca complicanze perforative, mentre potrebbe inizialmente aggravare l'emorragia. E' consigliabile, quindi, procedere a un'iniezione preventiva con adrenalina diluita. L'applicazione delle clips metalliche richiede un buon addestramento dell'operatore e de personale infermieristico.



Posizionamento endoscopico di sondino naso-gastrico. Diverse sono le indicazioni al posizionamento di un sondino naso-gastrico e, nella maggior parte dei casi,  l'intubazione avviene per via nasale. Ci sono però alcune situazione che controindicano la via "cieca" (diverticoli, stenosi, tortuosità e lesioni ostruttive dell'esofago) ed in tali casi ci si serve della guida endoscopica per il posizionamento. Tale metodo è anche utile per il posizionamento transpilorico in presenza di alterazioni chirurgiche, gastroparesi e ostruzione pilorica. Ci sono due possibilità di "guidare" un sondino nel lume gastrico o duodenale.
A) Con un filo o un cerotto si forma un'ansa sulla punta del sondino -> Si fa passare l'endoscopio in esofago -> Si introduce la sonda (con anima metallica) lubrificata lateralmente all'endoscopio fino a quando non diviene visibile -> Con pinza introdotta nel canale operativo dell'endoscopio si afferra la sonda e viene trascinata fino al punto desiderato -> Si rimuove l'endoscopio (mantenendo l'anima metallica nella sonda per evitare il dislocamento) -> Eventuale controllo della posizione con la fluoroscopia -> Si rimuove l'anima metallica.
B) L'altra possibilità consiste nel raggiungere la posizione desiderata con l'endoscopio -> Si introduce un filo guida nel canale operativo e lo si posiziona il più distalmente possibile -> Si rimuove l'endoscopio -> Con una sottile cannula di poliuretano si trasferisce il filo guida dal  cavo orale alla narice -> Sul filo guida si fa passare la sonda, sotto controllo fluoroscopico.



Posizionamento endoscopico di sonda decompressiva. La sonda decompressiva viene posizionata per consentire un’adeguato drenaggio dei gas prodotti a livello dell’apparato digerente superiore od inferiore nei pazienti che presenato condizioni di paresi intestinale in seguito a procedure chirurgiche o in regime di terapia intensiva. Nel caso di decompressione del tratto digestivo superiore si procede con l'endoscopio fino al punto desiderato (stomaco o duodeno/digiuno) e si posiziona la sonda mediamte l'ausilio del filo guida (vedi procedura precedente). Per la decompressione del tratto digestivo inferiore si procede  nello stesso modo: si raggiunge con il colonscopio il punto desiderato e si posiziona la sonda , che viene fatta uscire dall'ano, con l'ausilio del filo guida.



Tatuaggio o posizionamento di clips per localizzazione di lesioni. Nel corso di una procedura endoscopica del tratto digestivo superiore o inferiore si possono individuare lesioni mucose che è necessario riconoscere anche nel corso di successive indagini endoscopiche o che devono essere identificate dal chirurgo durante un intervento in laparotomia o laparoscopia. Purtroppo la sola endoscopia non  sempre  è in grado nell'indicare con esattezza la zona anatomica in un'area specifica del colon, infatti le uniche aree che possono essere esattamente identificate sono il cieco e la valvola ileo-ciecale (ed il tratto di colon ascendente quando sia ben visibile il cieco), il retto ed il sigma distale. Al di fuori di tali aree è reale la possibilità di non identificare esattamente una determinata zona (area di pregressa polipectomia, lesione da rimuovere chirurgicamente, ecc.). Per ovviare  a tale inconveniente sono state sviluppate due tecniche che consentono la "marcatura" della mucosa interessata dalla lesione: il tatuaggio con iniezione sottomucosa di china sterile e il posizionamento di clips metalliche. La prima procedura viene eseguita mediante l’iniezione con normale ago da sclerosi di una soluzione di china sterile sciolta in 10 cc di adrenalina in soluzione di fisiologica 1:10.000. Le iniezioni vengono eseguite a livello dei quattro quadranti circostanti la lesione e si ottiene così un tatuaggio permanente ben visibile dall'endoscopista e dal chirurgo. La chiazza colorata, infatti, rimane indelebile sulla superficie mucosa e all'esterno del viscere.
 Le clips metalliche, applicate sulla superficie mucosa, rimangono in sede per un breve periodo (non oltre 1-2 mesi), ma il tempo è ugualmente sufficiente per offrire un valido repere (rilevato con l’ausilio di sonde ecografiche intraoperatorie sia in laparotomia che in laparoscopia) al chirurgo.



Necrolisi chimica di lesioni neoplastiche. Consiste nella distruzione del tessuto neoplastico mediante l’iniezione di sostanze che determinano una necrosi chimica. Tale procedura, utilizzata in caso di inoperabilità della lesione, può essere effettuata nei diversi tratti intestinali. Le lesioni neoplastiche suscettibili di questo trattamento sono quelle con caratteristiche vegetanti che ostruiscono il lume del viscere. Si utilizza un normale ago da sclerosi che consente l’iniezione della sostanza prescelta direttamente a livello del tessuto neoplastico. Le sostanze utilizzabili sono essenzialmente di due tipi: il polidocanolo in genere alla concentrazione dell’1% o l’alcool assoluto.
Complicanze: ulcere post-sclerosi estese, sanguinamento della lesione neoplastica.



P.E.G. (Percutaneous Endoscopic Gastrostomy/Gastrostomia Percutanea per via Endoscopica). In passato, nei soggetti con problemi di deglutizione (in seguito a ictus o a tumori della testa, del collo) o nei quali l'assunzione orale di cibo era preclusa, veniva confezionata chirurgicamente una gastrostomia o una digiunostomia per il posizionamento di sonde per il supporto nutrizionale. Oggi tale intervento viene eseguito di principio per via endoscopica.
La tecnica consiste nel posizionamento di una sonda nutrizionale che accede direttamente nel lume gastrico passando attraverso una piccola incisione a livello della parete addominale. Il punto di incisione addominale viene individuato insufflando lo stomaco (mediante gastroscopia) e trans-illuminando la parete addominale.  Si procede quindi, in anestesia locale, all’incisione ed all’introduzione di un filo guida che, con l'ausilio dell'endoscopio, lo si fa uscire attraverso la bocca del paziente. Su tale filo si monta il tubo per gastrostomia che viene fatto progredire nell'orifaringe, nell'esofago e quindi nello stomaco. La fase successiva consiste nel portare all'esterno la sonda attraverso la parete addominale.  La nutrizione attraverso la gastrostomia può iniziare a distanza di 24 ore. La sonda consente la somministrazione di un’alimentazione pressoché normale (cibi frullati o alimenti appositi) e può essere mantenuta anche per lunghi periodi di tempo.
Si esegue in regime di ricovero, il paziente rimane cosciente. E’ opportuna una copertura antibiotica.



Posizionamento o sostituzione di bottone gastrostomico. Il bottone gastrostomico ha lo stesso scopo della sonda gastrostomica percutanea e cioè la somministrazione degli alimenti direttamente nel lume gastrico. Il vantaggio del bottone gastrostomico è il minor ingombro a livello dell’addome del paziente, quindi può essere sopportato per un periodo di tempo più lungo. Il suo posizionamento in genere viene fatto senza l’ausilio dell’endoscopia in quanto viene sfruttato il foro della precedente gastrostomia.



Coledoscopia transduodenale (mother-baby). La coledocoscopia transduodenale consiste nell’esecuzione di una ERCP utilizzando un apposito endoscopio a grosso canale operatore (mother) attraverso il quale viene introdotto un piccolo endoscopio del diametro di pochi millimetri (baby) che in cannula la papilla di Vater e che consente la visualizzazione diretta del lume del coledoco, consente anche alcune manovre terapeutiche quali la distruzione di calcoli con l’ausilio di cateteri ad onde d’urto.



Colangioscopia percutanea.  Consiste nella visualizzazione delle vie biliari introducendo il mezzo di contrasto radiologico attraverso un catetere che raggiunge direttamente le vie biliari attraverso la cute della parete addominale. Viene eseguita dal medico radiologo quando non è possibile accedere alla papilla di Vater con la tecnica endoscopica della ERCP, richiede la presenza di vie biliari intraepatiche dilatate. Viene eseguita in regime di ricovero, il paziente è generalmente cosciente, la puntura cutanea è fatta in anestesia locale.



Sfinterotomia (papilla major e minor).  La sfinterotomia (o papillotomia) ha come obiettivo l'apertura della via biliare e pancreatica tramite incisione dello sfintere papillare e della porzione distale degli sfinteri duttali. Tale atto costituisce il primo passo di tutti gli interventi terapeutici sui dotti biliare e pancreatico. Le indicazioni principali sono: A) la litiasi della via biliare principale (con o senza colecisti in situ) e la litiasi dei dotti pancreatici; B) per il trattamento di un'ostruzione del coledoco distale (chirurgica - stenosi della papilla - tumore ampollare - coledococele); C) Preliminarmente al posizionamento di protesi biliari (indicazione non assoluta). Eccezionalemente la papillotomia si rende necessaria per raggiungere la via biliare a scopo diagnostico. La procedura consiste nell'eseguire preliminarmente una ERCP per ottenere un colangiogramma e, se necessario, un pancreatogramma. Successivamente si pratica la sezione dello sfintere mediante apposito accessorio (sfinterotomo) ed utilizzando una corrente di taglio. La lunghezza della sezione viene adeguata all'indicazione ed alle dimensioni della papilla e  alla larghezza del coledoco.
Sfinterotomia della papilla "minor". Nel 5% dei casi è presente un pancreas divisum ed in tali casi il dotto principale dorsale sbocca nella papilla minor (situata a circa 2-4 cm cranialmente e sulla destra della papilla maggiore). L'incannulamento (e l'eventuale sezione) della papilla duodenale minore non  è semplice a causa della sua piccola apertura.
Le principali complicanze sono la pancreatite acuta (1.3-3.3%), l'emorragia (1.2-3.1%), la colangite (0.9-2.7%) e la perforazione retroperitoneale (0.4-2.1%).  La maggior parte delle complicanze si giova di una terapia conservativa ed una laparotomia si rende necessaria in meno del 20/25% dei casi, mentre la mortalità direttamente correlata con la procedura è compresa tra lo 0.2% e l'1.3%.



Estrazione di calcoli. L'estrazione endoscopica dei calcoli dalla via biliare ha ormai sostituito il trattamento chirurgico. Essa costituisce il metodo di scelta per la calcolosi residua o recidivante dopo colecistectomia e per la calcolosi in pazienti con colecisti in situ. L'atto preliminare alla rimozione dei calcoli è costituito dalla ERCP e dalla papillotomia. Lo strumentario di base per l'estrazione di calcoli è costituito dal cestello di Dormia e dal catetere a palloncino. Indispensabile anche un litotritore meccanico per la liberazione di cestelli di Dormia intrappolati (con calcoli di grosse dimensioni). Può essere anche utile il posizionamento di un sondino naso-biliare o di una protesi per evitare una colangite in caso di estrazione di calcoli incompleta o impossibile.  Nell'85-90% dei casi i calcoli biliari possono essere rimossi associando ad una efficace papillotomia l'aiuto di un cestello di Dormia o di un catere a palloncino. La difficoltà di rimuovere i calcoli con la tecnica standard è legata a diversi fattori: calcoli troppo voluminosi (maggiori di 2 cm); calcoli multipli impattati (impietramento) o stenosi a valle dei calcoli. Per la frammentazione dei calcoli "difficili" oggi si dispone di diverse tecniche, come la litotrissima meccanica e la litotrissia ad onde d'urto (sia intraduttale che extracorporea).



Litotrissia meccanica endoluminale.  Con il  litotrittore meccanico il calcolo, che non può essere estratto con la metodica standard, viene afferrato nel cestello di Dormia e schiacciato attirandolo con forza contro un tubo metallico. Esiste una procedura trans-endoscopica ed una non endoscopica. Per la procedura endoscopica è necessario disporre di un dispositivo  particolare costituito da un Cestello di Dormia, da un tubo metallico flessibile (che passa attraverso il canale operativo dell'endoscopio) e da manico specifico. Il vantaggio di questa procedura è che non è necessario rimuovere l'endoscopio, mentre lo svantaggio consiste  nella difficoltà di manovrare il cestello (rispetto a quello standard) per afferrare il calcolo. La procedura non endoscopica viene utlizzata  nel caso in cui il calcolo, all'interno del cestello di Dormia, è impattato nel coledoco distale. Per prima cosa è necessario tagliare il manico del cestello per rimuovere l'endoscopio; sul catetere di Dormia viene poi introdotto il tubo metallico che giunge fino a contatto con il calcolo intrappolato. Il catetere viene poi collegato ad una manovella ruotante che permette di schiacciare con forza il calcolo contro il tubo metallico.



Litotrissia endoluminale con onde d'urto. E' una procedura che viene indicata nel caso non sia possibile rimuovere un calcolo con la procedura standard e con la litotrissia meccanica. (calcoli troppo voluminosi o situati al di sopra di segmenti ristretti). Le onde d'urto per la litotrissia all'interno della via biliare vengono prodotte con energia elettroidraulica o con laser pulsato (color-laser o laser Nd:YAG) e trasmessa attraverso fini sonde. Tali sonde devono poi essere portate a  contatto del ca   lcolo per cui è necessario utilizzare un colangioscopio mediante il sistema "mother-babyscope".  E' necessario, inoltre, mantenere un lavaggio continuo della via biliare (mediante un sondino naso-biliare o attraverso lo stesso babyscope) perché le onde d'urto esplichino la loro azione. Nella maggior parte dei casi possono essere ottenute in una sola seduta sia la frammentazione dei calcoli che la toilette della via biliare.



Drenaggio naso-biliare o naso-pancreatico. Il drenaggio naso-biliare viene utilizzato per la decompressione temporanea dell'albero biliare in caso di ostruzione parziale o completa. L'indicazione viene quindi posta in presenza di: A) calcoli ritenuti dopo sfinterotomia endoscopica e, B) ostruzione della via biliare (neoplasie biliari o masse pancreatiche) prima di un  intervento chirurgico. Ugualmente è possibile inserire un catetere nella colecisti in presenza di pazienti defedati ed anziani che presentano un idrope o un empiema della cistefellea conseguente a stenosi litiasica del dotto cistico. Una volta superata tale complicanza si può procedere al trattamento definitivo della litiasi mediante colecistectomia o litotrissia extracorporea ad onde d'urto (ESWL). A livello pancreatico il drenaggio può trovare indicazione anche in presenza di cisti comunicanti con il dotto di Wirsung. Solitamente il drenaggio delle cisti viene effettuato con una protesi, ma in caso di fuoriuscita di liquido torbido o addirittura purulento è consigliabile il posizionamento contemporaneo di un sondino naso-cistico per poter instaurare una terapia con lavaggi.
Tempo preliminare del drenaggio è l'esecuzione di una ERCP (colangiopancreatografia retrograda endoscopica). Non è necessaria la sfinterotomia. Il sondino viene posizionato seguendo le varie fasi in fluoroscopia. Il catetere, oltre che per i lavaggi, può essere utilizzato per eseguire eventuali colangiogrammi di controllo.



Dilatazione delle vie biliari o pancreatiche.  Le stenosi biliari, come quelle del dotto pancreatico, possono essere benigne o su base neoplastica. La stenosi benigna biliare può essere conseguenza di una pancreatite cronica o di un processo diffuso come la colangite sclerosante o essere secondaria ad un intervento chirurgico. La maggior parte delle stenosi biliari si verifica post-operatoriamente e più del 90% di queste avviene dopo colecistectomia. I tumori biliari, anche se a volte di piccole dimensioni, sono spesso difficili da trattare a causa della loro localizzazione e delle intime connessioni con le strutture vascolari maggiori. Nei casi, dunque, di impossibilità di un trattamento chirurgico diventa prioritaria la palliazione della lesione e l'endoscopia in tale settore occupa un posto di primo piano. Anche i restringimenti del dotto di Wirsung riconoscono cause benigne (pancreatite cronica, pseudociti) o neoplastiche. Sia a livello biliare che pancreatico la dilatazione (eseguita solitamente con dilatatori conici e pneumatici) normalmente costituisce il tempo preliminare al posizionamento di una protesi.



Posizionamento di protesi biliari o pancreatiche di plastica. Il posizionamento perendoscopico di un'endoprotesi costituisce l'alternativa a più basso rischio della decompressione chirurgica o percutanea alle ostruzioni delle vie biliari. La procedura è il trattamento di scelta nelle ostruzioni pancreatiche maligne o da tumori della via biliare principale. Nel caso invece di una stenosi a livello della confluenza con interessamento di ambedue i dotti epatici il metodo endoscopico potrebbe incontrare delle difficoltà per cui si potrebbe optare per un drenaggio percutaneo transepatico. Oltre che nelle stenosi di natura neoplastica, le endoprotesi trovano indicazione anche in alcune condizioni benigne, come le stenosi e le fistole biliari post-operatorie. Tempi preliminari al posizionamento dell'endoprotesi sono l'ERCP e la sfinterotomia (indicazione però non assoluta). L'attraversamento di un'area ristretta con la protesi può essere difficile ed in questo caso trova indicazione la dilatazione del segmento mediante appositi cateteri.  Esiste un'ampia gamma di protesi di plastica, differenti per lunghezza, diametro e forma. L'endoprotesi appropriata viene scelta sulla guida del colangiogramma.
Sul versante pancreatico il drenaggio del dotto di Wirsung rappresenta una delle più frequenti misure terapeutiche per le pancretaiti recidivanti e croniche sintomatiche. L'obiettivo principale consiste nell'eliminare la sintomatologia dolorosa o nel ridurre l'intensità. Gli interventi endoscopici sul pancreas sono di norma più difficili di quelli sulle vie biliari.



Posizionamento di protesi biliari autoespandibili. La complicanza tardiva delle protesi di materiale plastico (il cui diametro non supera i 3-4mm) è costituita dalla recidiva della colestasi secondaria all'ostruzione della protesi da parte del fango biliare. Nella quasi totalità dei casi le protesi si chiudono entro 5-6 mesi. La possibilità di impiegare protesi di plastica di diametro superiore a quelle attualmente disponibili è limitata dal calibro del canale operatore degli attuali endoscopi e dalle caratteristiche stesse delle stenosi che difficilmente consentirebbero la progressione di protesi di diametro superiore a quelle solitamente utilizzate. L'evoluzione tecnologia ha portato così all'introduzione delle protesi metalliche autoespandibili in grado, cioè, di assumere le dimensioni di funzionamento ottimale una volta inserita nel segmento stenotico in funzione di "riposo". Come per le protesi di plastica è quasi sempre necessario eseguire una sfinterotomia endoscopica e superare il restringimento con un filo guida; talvolta è utile dilatare la stenosi per evitare eventuali ostacoli alla progressione della protesi. Al termine della procedura la protesi, generalmente, non assumerà subito il suo diametro massimo (8-10mm), ma l'espansione completa avverrà lentamente nei giorni successivi in funzione della resistenza offerta dalla stenosi. Gli inconvenienti principali delle protesi metalliche sono rappresentati dalla impossibilità della loro rimozione con metodi non chirurgici e dal costo, attualmente, piuttosto elevato.



Drenaggio di cisti pancreatiche. Le cisti del pancreas si formano in seguito alla necrosi del tessuto ghiandolare provocata da episodi singoli o ricorrenti di pancreatine acuta. Le cisti o, più esattamente pseudocisti, possono a volte raggiungere dimensioni tali da determinare una compressione ab estrinseco a livello della parete gastrica o duodenale divenendo così rilevabili endoscopicamente. Dopo avere accertato ( con TC o ecoendoscopia) che la distanza tra lume enterico e la cavità cistica non sia superiore a 10 mm, l’endoscopista può quindi praticare un’incisione della parete gastrica con un ago diatermico e raggiungere la cavità della  pseudocisti.   Successivamente viene posizionata una protesi in plastica che consente il drenaggio del liquido cistico direttamente nel lume gastrico.



Posizionamento di sonda per brachiradioterapia endocavitaria. Per brachiradioterapia endoluminale si intende il posizionamento di fonti radioattive nei dotti biliari e/o pancreatici dei pazienti con neoplasia non resecabile, domostrata istologicamente, senza metastasi a distanza. Lo sviluppo tumorale dovrà, inoltre, essere concentrico alla via biliare o al dotto pancreatico in modo da permettere la somministrazione di dosi di radioattività biologicamente efficaci. La brachiradioterapia endoluminale può essere effettuata sia per via transepatica percutanea che per endoscopica. Le tecniche endoscopiche permettono l’introduzione della fonte radioattiva direttamente nel dotto pancreatico. La fonte radioattiva (filo di Iridio 192) viene inserita in un drenaggio nasobiliare o nasopancreatico (8-9 fr) preventivamente posizionato attraverso la stenosi. Il calcolo della dose radiante viene effettuato in funzione dell’attività lineare della fonte, della sua lunghezza, del tempo di irradiazione e dell’eventuale associazione con la radioterapia a fasci esterni.



Laparoscopia. La laparoscopia, chiama originariamente celioscopia, riconosce tre settori di applicazione: quello gastroenterologico, oncoematologico, ed ostetrico ginecologico. E’ una procedura sicura che, se vengono rispettate le indicazioni, può raggiungere un’accuratezza diagnostica superiore al 90%. Recentemente i chirurghi hanno ampliato l’uso di questa tecnica introducendo la colectistecomia laparoscopia ed altri interventi su patologie addominali.
Le principali indicazioni alla laparoscopia diagnostica sono le seguenti: esame del fegato con eventuali biopsie guidate per sospette lesioni focali o malattie sistemiche; stabilire o confermare l’origine di un’ascite; valutazione di operabilità in pazienti con carcinoma (esempio ricerca di eventuali metastasi in addome); determinare l’origine di masse addominali; valutazione di patologie pelviche sospette; valutazioni dei pazienti con trauma addominale acuto; valutare dolori acuti o cronici originati da malattie, infezioni o aderenze del peritoneo parietale degli organi pelvici; dirimere il dubbio tra un’epatite cronica aggressiva e una cirrosi quando i dati biochimici o semeiologici non permettono una diagnosi sicura.
 Le principali controindicazioni sono la scarsa cooperazione del paziente )ma può essere considerata la possibilità di un’anestesia generale); importanti difetti di coagulazione; infezioni peritoneali in atto; occlusioni intestinali. Controindicazioni relative sono: insufficienza polmonare o cardiaca di grado severo; ascite severa ed intrattabile; grande obesità; pregressi interventi chirurgici sull’addome.
 La procedura può essere eseguita in sala endoscopica equipaggiata con apparecchiature per la rianimazione cardio-polmonare. Un chirurgo dovrebbe essere reperibile per ogni eventuale complicanza.
 Le complicanze ed il successo della laparoscopia sono strettamente legati all’esatta selezione del paziente ed all’abilità dell’operatore. Rispettando questi due requisiti la procedura diventa molto sicura. Tuttavia si possono verificare complicanze anche gravi tali da richiedere l’intervento chirurgico (emorragie, coleperitoneo, perforazione). Le complicanze in letteratura variano dall’1,2 al 6%, mentre la mortalità è piuttosto bassa e si aggira attorno allo 0,02 sino a raggiungere lo 0,09%.



Ecografia addome superiore. Nell'ambito della diagnostica per immagini delle malattie gastroenterologiche, l'ecografia costituisce una metodica semplice, affidabile e sicura con indicazioni ormai ben codificate. L'indagine rappresenta il più delle volte il test d'inizio dell'iter diagnostico del paziente con affezioni gastroenterologiche.
L'indagine ecografica dell'addome superiore non richiede particolari preparazioni se non il digiuno da almeno 6/8 ore ed, eventualmente, una dieta a basso contenuto di scorie per qualche giorno prima. Utile, pure la somministrazione di farmaci antimeteorici (simeticone, carbone attivato, ecc.). Si cerca in tal modo di ridurre il meteorismo intestinale che costituisce il principale inconveniente in ecografia. Nonostante tali accorgimenti l'indagine riesce difficoltosa nel 10/15% dei casi. L'indagine ha un ruolo fondamentale nella diagnosi e nel follow-up della patologia focale epatica, mentre  per la patologia diffusa la diagnosi iniziale ecografica deve trovare conferma da altre indagini (biopsia, biochimica). L'ecografia rappresenta il test di elezione nella patologia litiasica della colecisti ed è fondamentale nella diagnostica degli itteri. Il pancreas, nel 15% circa dei casi non è ben esplorabile data la sua posizione ed i rapporti che contrae con il duodeno. Della ghiandola è possibile valutare: le dimensioni, a livello delle sue tre porzioni (testa, corpo e coda); l'ecostruttura (omogenea, disomogea); i rapporti con i vasi arteriosi e venosi (compressione, infiltrazione); il dotto di Wirsung (dilatazione in toto o segmentaria). I falsi negativi sono rari: in presenza di determinate patologie (pancreatite cronica, certe neoplasie, ecc.) l'ecografia deve trovare conferma da altre metodiche (CT, ecoendoscopia).



PH-Metria delle 24 ore. Viene effettuata per la misurazione del pH nello studio della malattia da reflusso gastro-esofageo, permette quindi la distinzione fra un reflusso fisiologico e uno patologico in cui  il refluito è o eccessivamente acido (reflusso di secreto gastrico) o alcalina (reflusso biliare). La misurazione viene eseguita posizionando un sondino naso-esofageo dotato di speciali sensori in grado di misurare il pH del liquido con cui vengono a contatto. Una misurazione delle 24 ore è la più indicata per una corretta valutazione di un eventuale reflusso gastro-esofageo patologico.
Il sondino viene posizionato ambulatoriamente e il paziente ritorna a casa e durante le successive 24 ore può comportarsi normalmente bevendo ed alimentandosi come al solito. E’ indispensabile sospendere almeno 1 settimana prima dell’esame l’assunzione di farmaci antiacidi, anti-H2 e inibitori della pompa protonica, che falserebbero la misurazione del pH.



Manometria esofagea. Viene effettuata per la misurazione delle pressioni a livello dell’esofago e del cardias nello studio della malattia da reflusso gastro-esofageo o nelle patologie da alterazioni della motilità esofagea o della regione cardiale.
Come per la pH-metria anche questa metodica si basa sul posizionamento per via naso-gastrica di un sondino dotato all’estremità di un sensore che misura le onde presso rie dovute all’attività peristaltica dell’esofago. I dati vengono analizzati attraverso il computer che fornisce una rappresentazione grafica delle onde presso rie. In questo modo lo specialista può individuare un’alterazione della peristalsi che può risultare diminuita (ipocinesi) o aumentata e disarmonica (iperperistaltismo, esofago a cavaturaccioli, acalasia se l’alterazione è a livello cardiale).
L’esame viene eseguito a livello ambulatoriale e non richiede alcuna sedazione.



Manometria ano-rettale e del colon. La manometria ano-rettale viene utilizzata per lo studio della funzionalità dell’apparato sfinteriale anale in condizioni di riposo e sotto stimolo. La misurazione viene eseguita inserendo manualmente per via rettale una sonda dotata di un sensore monometrico e di un palloncino che insufflato determina una distensione del retto e quindi evoca i riflessi di rilasciamento dello sfintere interno e di contrazione dello sfintere esterno.
L’indicazione principale è rappresentata dal sospetto di un morbo di Hirschsprung, in cui è assente il riflesso retto-anale inibitorio. Nello studio dell’incontinenza fecale o nello studio di patologie quali il diabete, il morbo di Parkinson o l’ipotiroidismo che causano stipsi.
La manometria del colon si utilizzano cateteri più lunghi (150-200 cm) introdotti per via rettale tramite un colonscopio e collegati ad un sistema di registrazione, la misurazione può essere prolungata anche per 24 ore. I cateteri presentano diversi sensori tra loro intervallati, consentono quindi uno studio approfondito della peristalsi del colon, utile nel sospetto di una stipsi da riduzione delle contrazioni propulsive intestinali.



Litotrissia extracorporea.   Le prime esperienze cliniche con la litrissia extracorporea (ESWL) riguardano il trattamento dei calcoli renali e risalgono al 1980. Tale metodica è stata applicata sei anni dopo al trattamento della calcolosi colecistica e della via biliare principale. Con l'avvento della colecistectoma per via laparoscopica l'impiego della  ESWL per la litiasi colecistica è caduta in disuso, mentre viene ancora utilizzata per la litiasi della via biliare principale. Le principali indicazioni riguardano pazienti  nei quali la papillosfinterotomia endoscopica non ha consentito la rimozione completa dei calcoli dalla via biliare. Si tratta dei così detti calcoli "resistenti" al trattamento endoscopico che nelle diverse casistiche oscilla tra il 10 ed il 20%. Le cause più frequenti di tale insuccesso sono: eccessiva dimensione dei calcoli, calcoli impattati, presenza di stenosi a valle del calcolo, impossibilità per ragioni anatomiche di eseguire una papillosfinterotomia sufficientemente ampia. Prima di decidere per un trattamento con ESWL (considerando i costi della metodica) è opportuno attuare ogni tentativo di rimozione dei calcoli con la litotrissia meccanica.



Ecoendoscopia. L’ecoendoscopio è l’associazione fra l’endoscopio e un apparecchio ad ultrasuoni montato alla sua estremità. Questo strumento consente così di superare i limiti dell’ecografia tradizionale transcutanea raggiungendo un potere di risoluzione superiore all’ecografia convenzionale e, per certe patologie, anche alla TAC.
Gli strumenti utilizzati sono di due tipi a seconda del trasduttore ecografico montato: a visione angolare o circolare.
Indicazioni: studio dell’estensione parietale ed extraparietale delle lesioni neoplastiche dell’apparato digerente superiore ed inferiore, studio delle linfoadenopatie mediastiniche nelle neoplasie polmonari, studio della patologia neoplastica ed infiammatoria del pancreas. Consente inoltre degli atti operativi quali l’effettuazione di agobiopsie delle lesioni pancreatiche e linfonodali; inoltre l’ecoendoscopia può consentire l’individuazioni di pseudocisti pancreatiche e quindi il loro drenaggio quando le loro dimensioni non sono tali da determinare una compressione della parete gastrica.



Breath-test. L'esame basato sull’analisi a digiuno dell’aria espirata o dopo la somministrazione di substrati marcati con isotopi, di valutare l’assorbimento dei lipidi o dei carboidrati o di valutare un’anormale crescita batterica.
I più utilizzati sono quelli al C14-trioleina per determinare la presenza di una steatorrea e all’idrogeno-lattulosio per lo studio di un malassorbimento degli zuccheri.
Di più recente introduzione è il breath-test con urea marcata al C13 per lo studio dell’helicobacter pylori, basato sulla produzione di ureasi da parte del batterio che infetta la mucosa gastrica ed è responsabile dell’insorgere di gastriti e ulcere gastro-duodenali. Si utilizza in genere nel controllo dell’avvenuta eradicazione dopo terapia antibiotica mirata.


 

 

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Aggiornato il: 03 febbraio 2003